L’installazione Piccole storie di Maria Luisa Imperiali si presenta come un’opera sospesa tra materia e pensiero, tra impulso creativo e riflessione critica. L’artista costruisce un assemblaggio surreale in cui forme geometriche – cerchi, triangoli, segmenti – dialogano con elementi organici, generando un paesaggio al tempo stesso fiabesco e inquieto, metafisico e lunare.
Al centro della composizione domina un grande cerchio, elemento primordiale e simbolico, che si impone come fulcro generativo dell’intero impianto. Da esso si dipana una sorta di cordone ombelicale che collega le diverse parti dell’opera, unendo frammenti e figure in un sistema coerente e vitale. Sotto questo cerchio appare la figura di un neonato, origine e principio, dal quale parte il filo che tiene insieme il “puzzle” dell’esistenza. La nascita diventa così atto fondativo non solo biologico, ma narrativo: tutto prende forma da li. I volti dei bambini, ripetuti e inscritti entro cerchi e triangoli, evocano la molteplicità delle storie possibili. Accanto a essi emerge il volto della madre che, unito a quello del figlio, compone il numero otto,simbolo dell’infinito. In questa fusione si manifesta una continuità che travalica il tempo lineare della Storia ufficiale per aprirsi a una dimensione circolare, ciclica, profondamente legata alla trasmissione e alla memoria.
Il sottotitolo scelto dall’artista – «La storia scritta dagli uomini nasconde le storie raccontate dalle donne» – è una dichiarazione programmatica custodita prevalentemente da uomini. In parallelo, le donne hanno tramandato un’altra forma di sapere, intimo e quotidiano, legato alla cura, alla nascita, alla creazione e alla sopravvivenza. Una memoria non monumentale ma essenziale, non ufficiale ma fondativa. Con Piccole storie, l’artista compie un gesto poetico e politico insieme: ricuce ciò che è stato separato, rende visibile ciò che è rimasto ai margini, e propone una narrazione alternativa dove il principio generativo femminile non è sfondo silenzioso ma centro pulsante.
L’opera diventa così un luogo di dialogo visivo e simbolico, in cui dinamismo materico e riflessione intellettuale si fondono, invitando lo spettatore a ripensare il concetto stesso di Storia e di memoria.
Dores Sacquegna

